Matteo Addino

Prof Addino

Matteo Addino

Docente IDA e direttore artistico della baby compagnia Experience Company. Sarà insegnante del corso di videodance.

Vi facciamo conoscere Matteo attraverso un’intervista.

“Scopri chi sei, libera la tua energia”.
È il motto di Matteo Addino, ballerino, coreografo e insegnante di danza.

In tutti e tre i ruoli non gli sono mancate le soddisfazioni: come danzatore ha preso parte a videoclip, spot, programmi tv e spettacoli teatrali di successo; non sono pochi anche gli eventi per i quali ha firmato le coreografie, mentre ora il suo impegno è tutto rivolto nel guidare i suoi allievi, permettendo a ciascuno di trovare la sua strada. Un obiettivo che traspare appieno dalle sue parole: “Credo che il mio compito come insegnante sia di far emergere il potenziale artistico e il talento di ogni allievo. Nelle mie classi e sul palcoscenico curo molto l’energia, rendendo consapevoli i miei allievi di questa grande forza e insegnando loro come canalizzarla attraverso il movimento, che va vissuto in tutte le sue sfumature. Ma non tralascio di fortificare la padronanza della tecnica e di intensificare l’espressività. Del resto l’espressività è fondamentale per un danzatore, come è fondamentale il carisma che contraddistingue ogni ballerino e rende unico e speciale il proprio modo di danzare”. Insegnare a ballare non significa solo insegnare a eseguire correttamente pirouette e grands battements, ma significa trasmettere molto di più. E in alcuni casi vuol dire perfino aiutare qualcuno a superare il proprio disagio. Lo sa bene Matteo, personalità oltre che poliedrica anche molto sensibile, che ha scoperto di poter aiutare concretamente, attraverso il suo lavoro, chi ha bisogno di una mano. E così Matteo si divide tra lezioni rivolte a chi sogna di vivere di danza e lezioni “speciali”, indirizzate a chi desidera solo vivere al meglio. L’arte del movimento diventa infatti un modo per facilitare l’integrazione dei ragazzi disadattati o portatori di handicap. E non solo. Il giovane insegnante è impegnato anche in un progetto con cui, attraverso la danza e il tai chi chuan, riesce a supportare psicologicamente le donne che stanno affrontando terapie oncologiche, per le quali la danza rappresenta il modo più efficace per far fronte a conflitti emotivi, aumentare la consapevolezza di sé ed esprimere le preoccupazioni inespresse e spesso inconsce della malattia.

Matteo, quando si è accorto di provare interesse per la danza?
«Più che un interesse è stata una folgorazione! Ero un bambino di dieci anni che – guardando “Dirty Dancing” – ha capito di voler ballare e inseguire il sogno del protagonista. Ho iniziato con i balli latini e a poco a poco mi sono innamorato della danza. Ho avuto la fortuna di incontrare tantissimi professionisti da cui attingere tecnica ed emozioni».

Quale considera l’incontro più significativo per la sua carriera?
«Mi è difficile individuarlo perché ognuno dei miei maestri mi ha lasciato qualcosa di unico e significativo e senza la loro esperienza non sarei quello che sono oggi».
Trasformare una passione in una professione non è semplice: lei come ci è riuscito?
«Credendo sempre in me stesso, studiando tanto e con molta passione ma soprattutto senza perdere mai di vista l’obiettivo che mi ero posto fin da bambino».

Qual è il traguardo professionale di cui va più fiero?
«A livello personale non dimenticherò mai la gioia di aver ballato sullo stesso palco di Beyoncé al Festivalbar. Sono orgoglioso anche di una indimenticabile esperienza teatrale: essere stato scelto tra 400 ballerini per lo spettacolo di Orazio Cairi e Cristina Gangalanti. Come insegnante sono fiero di vedere i miei allievi vincere tanti importanti concorsi di danza, superare provini molto difficili, ma allo stesso tempo di essere capaci di reagire positivamente alle difficoltà che incontrano lungo il percorso per diventare ballerini grazie anche alla forza che riesco a trasmettere loro. In questo momento la mia piccola allieva Maddalena Svevi sta partecipando alla trasmissione televisiva “Pequenos Gigantes” su Canale 5, Eleonora Gaggero recita su Disney Channel come protagonista nella serie “Alex & Co”, mentre Giulia Pelagatti, da sei anni campionessa italiana in carica con titoli di campionessa europea e mondiale, quest’anno ha vinto Expression 2016 in tre categorie. Simone Zannini, invece, l’anno scorso è entrato a far parte della Compagnia del Balletto di Milano come ballerino professionista».

Cosa pensa a proposito della campagna a favore di una regolamentazione per l’insegnamento della danza nel nostro Paese?
«Credo che la regolamentazione per l’insegnamento sia importante in qualsiasi ambito, non solo nel mondo della danza. Ma soprattutto coloro che lavorano sulla formazione corporea degli altri devono essere qualificati, altrimenti si rischia di creare danni importanti e irreversibili».

Tanti talenti italiani studiano da noi ma poi trovano lavorano all’estero. Ai suoi allievi consiglia di fare le valigie per avere maggiori opportunità?
«Credo che qualsiasi ragazzo che intenda danzare in maniera professionale debba passare attraverso varie esperienze fondamentali, partecipare a stage e corsi di formazione in Italia o all’estero, dove la cultura per la danza offre maggiori opportunità».

Organizza stage per il reinserimento di ragazzi disadattati o portatori di handicap: come si svolgono queste lezioni e umanamente cosa le lasciano?
«Tutte le lezioni che ho organizzato per ragazzi disadattati o portatori di handicap mi hanno arricchito e si sono svolte puntando alla scoperta di se stessi attraverso un movimento creativo e di introspezione emozionale».

Nel frattempo sta portando avanti un progetto che, attraverso la danza e il tai chi chuan, si propone di dare aiuto psicologico alle donne che stanno affrontando terapie oncologiche. Può dirci qualcosa in più?
«Il mio approccio con i pazienti oncologici nasce da un fatto personale. Mia madre, a seguito di una malattia, ha avuto bisogno di far emergere energie e potenziare aspetti energetici che la danza è il tai chi sono in grado di fare. Così mi sono impegnato a costruire un percorso insieme all’ associazione LILT per supportare la convalescenza e per dare a tutti la forza di sopportare il proprio dolore».

Sogni nel cassetto?
«Vorrei riunire con IDA i miei giovani talenti in una Compagnia di spettacolo con cui girare l’Italia, riuscendo a emozionare e stupire, con la mia creatività e il loro talento, i palcoscenici più importanti del mondo».